
Il 1° ottobre 2026 la Commissione ha annunciato al Consiglio di Giustizia e Affari interni (GAI) lo stanziamento di 130 milioni di euro dedicati alla gestione delle frontiere e i visti (BMVI), uno dei fondi europei per gli affari interni. Questa manovra rafforza il sostegno agli Stati membri per difendersi dai droni ostili e controllare meglio le frontiere esterne dell’Unione.
Più di mezzo miliardo per droni e sistemi antidrone
I nuovi fondi si aggiungono a quelli già messi a disposizione: 250 milioni annunciati a dicembre e altri 169 milioni stanziati all’inizio del 2026 per finanziare droni di sorveglianza e attrezzature per Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, e per gli Stati membri. Il valore totale delle risorse disponibili per le tecnologie di sorveglianza e antidrone nell’ambito dei fondi europei per gli affari interni supera di questo passo il mezzo miliardo di euro.
La finalità è supportare le autorità nazionali, aggiornarle riguardo a ciò che accade ai confini in tempo reale, aiutare a proteggere efficacemente le frontiere esterne e affrontare i rischi legati ai droni non autorizzati o ostili, rafforzando contemporaneamente la sicurezza interna dell’Unione.
Come funziona: dall’annuncio ai fondi
Le risorse provengono dallo Strumento per la gestione delle frontiere e i visti, un fondo di bilancio UE 2021-2027 da circa 7,9 miliardi di euro, approvato dal Parlamento europeo e dal Consiglio. Per questo motivo, lo stanziamento non ha richiesto una nuova legge europea.
La parte più consistente del fondo è assegnata in anticipo ai programmi nazionali dei singoli Stati membri, mentre una quota, detta “strumento tematico”, resta a disposizione della Commissione europea per rispondere a bisogni emergenti o imprevisti e alle nuove priorità dell’UE, tramite bandi, appalti, risorse aggiuntive ai programmi nazionali o assistenza emergenziale. Così, gli Stati membri presentano le proprie richieste, la Commissione le sottopone a valutazione e assegna le risorse; a partire da qui, le autorità nazionali possono acquistare droni, sistemi antidrone e attrezzature, spesso impiegato anche nelle operazioni congiunte Frontex.
Ad esempio, proprio il bando da 250 milioni di dicembre 2025 era rivolto agli Stati membri sotto maggiore pressione alle frontiere, per acquistare droni e sistemi antidrone e integrarli nei sistemi nazionali di sorveglianza.
A questi fondi per le frontiere si aggiungono le risorse dedicate alla difesa. Il Fondo europeo per la difesa ha finora destinato complessivamente 1 miliardo di euro alla ricerca e allo sviluppo nel campo di droni e prevede altri 200 milioni nei prossimi due anni. In aggiunta, attraverso il programma SAFE (Azione per la sicurezza dell’Europa), gli Stati membri si sono impegnati ad acquistare congiuntamente droni e sistemi antidrone.
Per quanto riguarda invece il Consiglio Giustizia e Affari Interni, si tratta della formazione del Consiglio dell’Unione Europea che riunisce i ministri della giustizia e dell’interno dei 27 Paesi e che si occupa di frontiere e sicurezza interna. Per l’Italia è il ministero dell’Interno, il Viminale, guidato da Piantedosi, a gestire e sorvegliare i confini.
Un coordinatore nazionale per la sicurezza dei droni
Per attuare il Piano, la Commissione ha stabilito che per ogni Stato membro si debba nominare un coordinatore nazionale per la sicurezza dei droni, con il compito di supervisionare, incoraggiare e promuovere l’attuazione delle misure a livello nazionale. La Commissione valuterà inoltre con gli Stati membri un meccanismo comune per coordinare il lavoro tra i diversi Paesi e pubblicherà ogni anno una relazione sullo stato di attuazione, basata sui contributi volontari degli Stati membri.
Perché i droni sono diventati una questione di sicurezza
I droni fanno parte della nostra economia: vengono impiegati nel settore dell’edilizia, dell’energia, dei trasporti, dell’agricoltura, della logistica e nella gestione delle emergenze. Non è un caso che solo il mercato europeo dei droni aerei commerciali dovrebbe valere circa 14,5 miliardi di euro entro il 2030, con la possibilità di superare i 50 miliardi entro il 2033. L’uso malevolo o irresponsabile di questi strumenti, tuttavia, ha fatto emergere nuove problematiche, tra cui: la violazione dello spazio aereo degli Stati membri, aeroporti costretti a interrompere voli, incidenti sfiorati con aerei civili e rischi per infrastrutture critiche, frontiere, porti e spazi pubblici.
Il Piano d’azione europeo
Lo stanziamento si configura in un contesto più ampio, ovvero il Piano d’azione sulla sicurezza dei droni e antidrone, presentato dalla Commissione europea l’11 febbraio 2026, in risposta alle richieste del Consiglio europeo e del Parlamento europeo di un approccio comune contro le minacce dei droni malevoli. Il Piano copre aree che riguardano la sicurezza interna civile, lavorando in sinergia con le iniziative nel campo della difesa e articolandosi in quattro priorità specifiche: prepararsi, individuare le minacce, rispondere in modo coordinato e rafforzare la prontezza difensiva dell’Europa.
Una delle misure previste riguarda il marchio “EU Trusted Drone” per riconoscere i droni sicuri sul mercato, la sperimentazione delle antenne 5G come radar per rilevare i velivoli in tempo reale, un’esercitazione europea annuale su larga scala (la prima è in programma nell’autunno 2026), la valutazione di squadre di pronto intervento antidrone da inviare in aiuto agli Stati membri e il lancio di un’Alleanza per i droni con l’Ucraina, per sviluppare insieme sistemi di nuova generazione.
Un Centro di eccellenza europeo per testare i sistemi antidrone
Tra le misure più concrete c’è la nascita, entro il primo trimestre del 2027, di un Centro di eccellenza antidrone dell’UE. Il Centro nascerà dal laboratorio sperimentale (“living lab”) antidrone del Centro comune di ricerca (JRC) della Commissione europea e lavorerà in rete con i centri di prova per droni civili e militari già attivi in Europa, in collaborazione con l’Agenzia europea per la difesa. Il suo compito sarà testare e validare periodicamente le soluzioni antidrone, a partire dalla protezione delle infrastrutture critiche, e contribuire a definire metodi di prova comuni a livello europeo. Il primo laboratorio avrà sede nel sito del JRC di Geel (Belgio), dove verranno studiate le tecnologie antidrone e la loro integrazione con l’intelligenza artificiale e con i sistemi di gestione del traffico aereo dei droni.
Il tema riguarda da vicino anche il nostro territorio: il JRC ha una delle sue sedi principali a Ispra, sul Lago Maggiore, dove a marzo 2025 i sistemi sperimentali del centro hanno rilevato ripetuti sorvoli di un drone non identificato, episodio su cui la Procura di Milano ha avviato un’indagine.
Cosa cambia per chi usa un drone
Il Piano riguarda anche i cittadini da vicino, essendo un tema che interessa molti: a fine 2024, nell’UE gli operatori di droni registrati erano oltre due milioni (il 20% in più rispetto all’anno precedente). La Commissione ha annunciato un pacchetto sulla sicurezza dei droni che prevede la registrazione obbligatoria per tutti gli operatori di droni di peso superiore a 100 grammi, l’estensione dell’identificazione remota anche ai modelli più piccoli e il divieto di decollo per i droni in cui non è stato inserito il numero di identificazione dell’operatore. Sono inoltre previste delle semplificazioni per alcune operazioni legittime.
Fonte: Commissione europea, Joint Research Center, Open.